I peggiori errori che un addetto stampa può commettere con i giornalisti (e come evitarli)
Quali sono gli errori più gravi che gli addetti stampa commettono con i giornalisti?
Il 90% degli 800 giornalisti europei intervistati per la produzione del report “Giornalisti e uffici stampa 2026” considera un errore il follow-up non richiesto ma soprattutto 89 comunicati su 100 risultano non pertinenti o irrilevanti.
Mediaddress
27/04/2026
La pertinenza è il primo problema
Su 100 comunicati inviati, solo 11 risultano pertinenti e utili al giornalista destinatario. Gli altri 89 vengono scartati. Questo il dato più significativo emerso dal report “Giornalisti e uffici stampa 2026”.
L’81% dei giornalisti indica la non pertinenza come il principale motivo per cui non apre i comunicati. A questo si aggiungono il follow-up non richiesto, che il 42% cita tra i motivi per inserire un ufficio stampa in blacklist, e il volume: quasi il 44% riceve più di 50 comunicati al giorno.
Nell’ambito del report abbiamo rivolto ai giornalisti questa domanda aperta: “Qual è il peggiore errore che può commettere un addetto stampa nella relazione con i giornalisti?”. Questa guida pratica nasce dall’analisi delle risposte.
Giornalisti e uffici stampa 2026
Scarica il report!L’insistenza è il peccato capitale
Telefonare per confermare la ricezione, mandare lo stesso testo più volte, contattare su canali multipli in sequenza: nelle risposte aperte compaiono parole come “stalking”, “perseguitare”, “tormentare”.
Una risposta riassume tutto: “se mi interessa lo vedo già dalla tua email, se non l’ho letta non so di che parli”. Il follow-up non richiesto non è una pratica da calibrare, è un errore strutturale.
Cosa fare invece: usa strumenti che ti dicono se il comunicato è stato aperto, senza dover chiamare nessuno.
Non conoscere il giornalista che stai contattando
Mandare comunicati fuori dal perimetro editoriale del destinatario, non sapere per quale testata scrive, non aver mai letto un suo articolo: “non aver idea del magazine su cui lavoro e mandare contenuti non pertinenti”. Chi combina questo errore con l’insistenza produce la forma più compiuta di incompetenza professionale.
Cosa fare invece: prima di costruire la lista, studia a chi scrivi. Inviare a meno persone, ma a quelle giuste, produce più risultati.
Sparire quando serve
Non rispondere a richieste di approfondimento, essere irraggiungibili, far saltare le scadenze redazionali: “negarsi o essere filtro bloccante non cooperante”. L’addetto stampa silenzioso non è percepito come fastidioso, è percepito come inutile.
Cosa fare invece: se non riesci a rispondere subito, comunica almeno quando potrai farlo.
Pretendere la pubblicazione
Richiedere esplicitamente la pubblicazione o esigere conferma dell’uscita viene vissuto come un’offesa all’autonomia editoriale: “pensare che io sia un loro dipendente”, “trattare il giornalista come un semplice megafono dell’azienda”.
Cosa fare invece: costruisci la relazione un passo alla volta, punta sulla pertinenza senza mai darla per scontata, mettiti a disposizione del giornalista, annota ogni dettaglio delle interazioni che avete avuto e precedi il comunicato con un breve paragrafo dedicato ad alimentare la relazione. Le buone maniere e l’attenzione per l’interlocutore pagano sempre.
WhatsApp senza consenso e i canali personali
WhatsApp è spazio personale: usarlo senza consenso è una violazione di confine. I dati confermano la gerarchia: il 96,4% dei giornalisti preferisce l’email. Qualsiasi altro canale richiede consenso esplicito, non un’assunzione di disponibilità.
L’impreparazione sull’argomento
“Essere meno preparato del giornalista sull’argomento che propone” è vissuto come un paradosso umiliante, non come una semplice mancanza tecnica. Chi propone un tema dovrebbe padroneggiarlo almeno quanto chi lo tratta professionalmente.
Come può aiutarci Mediaddress?
Mediaddress è la media contact suite all-in-one per chi fa ufficio stampa in modo professionale: database giornalistico, costruzione di mailing list, invio comunicati e monitoraggio in un’unica piattaforma.
- Il database per trovare i giornalisti giusti. Non solo email, ma ruolo, testata, argomenti trattati, ultimi articoli e profili social. Con 10 criteri e oltre 500 parametri costruisci una lista su misura, non una lista generica da sfoltire a intuito.
- AI Suggest per non tralasciare nessuno. Analizza il testo del tuo comunicato e lo confronta con le pubblicazioni recenti di tutti i giornalisti nel database, suggerendoti i contatti rilevanti che non avevi ancora incluso.
- Lo storico aperture per dimenticare il follow-up. Sai già se il giornalista ha aperto il messaggio. Quella telefonata non serve più.
- Le note personali per una relazione che dura. Ogni informazione che acquisisci su un giornalista resta associata a un contatto aggiornato e GDPR compliant, senza il rischio di affidarti a dati raccolti in autonomia.
FAQ
Qual è l’errore più comune degli addetti stampa secondo i giornalisti?
Secondo la ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026, condotta su circa 800 giornalisti europei, è l’insistenza post-invio. Quasi il 90% non vuole follow-up non richiesti.
Secondo la ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026, condotta su circa 800 giornalisti europei, è l’insistenza post-invio. Quasi il 90% non vuole follow-up non richiesti.
Si può fare follow-up dopo aver inviato un comunicato stampa?
I giornalisti sono chiari: il 76% vuole essere contattato solo su richiesta, il 13% addirittura mai. Il 46% considera il follow-up non richiesto il peggior errore che può commettere un addetto stampa e il 42% punisce l’insistenza nei solleciti con l’inserimento in blacklist.
I giornalisti sono chiari: il 76% vuole essere contattato solo su richiesta, il 13% addirittura mai. Il 46% considera il follow-up non richiesto il peggior errore che può commettere un addetto stampa e il 42% punisce l’insistenza nei solleciti con l’inserimento in blacklist.
Come si costruisce una buona relazione con i giornalisti?
Tre pilastri emergono dalla ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026: pertinenza dei contenuti, rispetto dell’autonomia editoriale e reattività. Come ha risposto un intervistato: “La relazione richiede fiducia, trasparenza, tempi certi e contenuti affidabili.”
Tre pilastri emergono dalla ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026: pertinenza dei contenuti, rispetto dell’autonomia editoriale e reattività. Come ha risposto un intervistato: “La relazione richiede fiducia, trasparenza, tempi certi e contenuti affidabili.”



