Zoom fatigue e social media fatigue: quali conseguenze?

Il crescere della Zoom fatigue avrà conseguenze sul mondo del web? La stanchezza, che in molti cominciano a provare dopo una prolungata esposizione a videochiamate e relazioni digitali, preoccupa gli psicologi, ma pone interrogativi anche a chi vive di comunicazione on line. Il rischio è una perdita di interesse nei confronti di quello che accade su Internet e degli eventi in streaming, a prescindere dal loro contenuto. I social media manager temono anche la più semplice social fatigue, lo stato d’animo che spinge gli utenti a frequentare i social con sempre meno coinvolgimento. Nel frattempo, lo stato della pandemia, che è tra la condizioni che hanno fatto crescere il fenomeno delle videochiamate, sta cambiando e sempre più persone riprenderanno le loro relazioni in presenza.
Dunque, le opportunità per le comunicazioni digitali si riducono?

Zoom fatigue e social media fatigue: che cosa sono

Diversi anni prima del Covid-19, gli osservatori parlavano di social media fatigue: una stanchezza che spinge alcuni utenti ad abbandonare i social network. Il rischio di saturazione si è fatto evidente negli ultimi anni. I canali social disponibili sono aumentati, sia pur differenziandosi per pubblico e tipologia. Anche applicazioni di messaggistica come Whatsapp utilizzano il sistema delle notifiche, per avvisare l’utente di un messaggio, così come fanno Facebook, la casella di posta elettronica e gli altri canali.
Il web era, insomma, già troppo carico di opportunità quando la pandemia ha portato in dono la Zoom fatigue, perché oltre a essere sempre connessi, sempre disponibili e sempre sui social, oggi molti utenti trascorrono ore in videochiamate, eventi in diretta, conferenze in streaming, call su Skype, webinar.

La comunicazione digitale è fonte di stress

Web e social network sono stati un’ancora di salvataggio quando le relazioni in presenza non erano possibili e sono sempre utili: permettono lo smartworking, mettono in collegamento collaboratori distanti tra loro, possono portare a nuovi contratti con clienti lontani. A dispetto di quanto sembri, però, le relazioni a monitor impongono uno sforzo cognitivo notevole.
Gli esperti osservano che in una comunicazione a distanza il cervello è impegnato a riconoscere più segnali, non tutti immediati da codificare, mentre in un incontro in presenza il contesto e il linguaggio non verbale aiutano a gestire la relazione in modo più fluido. Altri fattori di stress sono:

  • il lavoro in casa ha annullato le distanze tra spazio e tempo dedicato alla professione e vita domestica
  • si è amplificata la tendenza a essere sempre connessi
  • le videochiamate si sono moltiplicate, per motivi professionali, ma anche per stare in contatto con amici e parenti.

Presente e futuro degli eventi in diretta

La crescita degli eventi on line è stata una grande occasione per i social media manager e ha avuto il merito di avvicinare ai social network anche fasce di utenti che avevano, in passato, meno familiarità con il mezzo, per esempio le persone in età avanzata.
Che cosa succederà nei prossimi mesi, quando riprenderanno gli incontri in presenza? È probabile che le dirette streaming perdano attrattiva, ma non per tutti.
Alcuni utenti hanno scoperto quanto può essere utile, ad esempio, partecipare a un webinar di formazione o assistere a una conferenza lontana da casa. La partecipazione agli eventi on line potrebbe, però, farsi più selettiva: non c’è tempo per seguire tutto e gli utenti, una volta presa confidenza con la tecnologia ed esaurita l’euforia dei beginner, parteciperanno solo agli incontri che coinvolgono interessi specifici.

Differenziare le tipologie di incontri on line

Le condizioni che richiedono uno sforzo cognitivo maggiore sono soprattutto gli appuntamenti in videochiamata, dove vediamo noi stessi e i nostri interlocutori e dobbiamo partecipare attivamente con domande e risposte. Questa tipologia di evento, che supplisce di più alla relazione di persona, è la più stressante per gli utenti.
Per evitare il rischio della Zoom fatigue, il social media manager può proporre eventi on line in forme differenziate, dove i livelli di coinvolgimento siano più graduali.
Ad esempio:

  • dirette streaming, da tenere on line anche a evento finito, di modo che l’utente possa seguirle nell’orario che preferisce
  • webinar preregistrati on-demand, che l’utente acquista e segue quando vuole
  • videoconferenze su piccoli o grandi gruppi
  • eventi dove, a scelta, sia possibile o consigliato agli utenti di partecipare a videocamera chiusa o intermittente.

Come sempre accade sui social network, sarà il riscontro degli utenti a guidare i criteri per pianificare gli eventi on line, testando e misurando, di volta in volta, che cosa richiama di più l’attenzione, che cosa spinge comunque le persone a partecipare attivamente e quando, invece, sono più efficaci altre forme di interazione.

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Claudia Silivestro

Claudia Silivestro