Clubhouse è davvero in declino? Che cosa sta succedendo alle chat vocali

Clubhouse è davvero in declino? Il 19 maggio il social delle stanze vocali ha visto il suo debutto sui telefoni Android, ma da alcune settimane il numero di nuovi profili è in drastico calo. Alcuni giornali hanno osservato che la possibilità di utilizzare l’applicazione su Android figura come una mossa strategica, studiata per provare a risollevare un canale già in crisi. Cresciuto a ritmi importanti nel corso del 2020, in piena pandemia, Clubhouse è una moda passeggera o è destinato a restare?
Che cosa succederà al social network dove si parla e basta, nelle stanze che impongono una relazione fondata solo sulla voce? Soprattutto, merita di entrare nei progetti di comunicazione e social media management delle imprese?

Clubhouse è davvero in declino? Che cosa sappiamo oggi

Il social delle conversazioni vocali è nato in marzo 2020 in beta e dal 2021 è in versione definitiva. I suoi fondatori, Rohan Seft e Paul Davidson, agli inizi hanno creato un’applicazione scaricabile solo per gli iPhone e con ingresso a inviti. Per via del lockdown e delle chiusure, che hanno forzato molte persone a casa e per il senso di esclusività indotto dal sistema a inviti, fino ai primi di marzo 2021 il canale ha avuto un’impennata: al 17 marzo aveva raggiunto i 13 milioni di download in tutto il mondo e 435 mila profili in Italia. Nel corso del 2021, intanto, si è mossa la concorrenza. In molti hanno provato a imitare le “room”: per esempio Twitter, che ha già lanciato i suoi “spazi”, luoghi dove si conversa a voce, da smartphone, Ios o Android. Spotify ha creato una funzione simile con Locker Room e a progetti analoghi stanno lavorando Facebook e Linkedin. Sono, invece, già attive sono le chat vocali di Telegram.

Che cos’è Clubhouse e come funziona

Non stupisce che il mercato si sia messo all’opera per entrare in competizione con il nuovo social.
Clubhouse ha, in effetti, alcune caratteristiche distintive:

  • si dialoga solo a voce e questo implica una relazione più intensa rispetto al post digitato
  • le chat sono in diretta e non vengono registrate.

Il primo risultato di queste regole è stato creare spazi di intimità inediti: stare su Clubhouse significa dedicare del tempo e predisporsi a una partecipazione attiva. Tra gli utenti italiani, si sono fatte strada queste tendenze:

  • numerosi utenti tra comunicatori, social media manager e giornalisti
  • stanze dedicate al dibattito politico
  • room di approfondimento su temi culturali, scientifici o sociali.

Clubhouse pro e contro

Dopo la prima ondata di entusiasmo per il nuovo social sono emersi gli interrogativi sui suoi limiti. Le dirette audio sembravano perfette, quando, in lockdown stretto, molti utenti erano chiusi in casa; meno pratiche figurano nella vita quotidiana, quando le persone riprendono ad andare in ufficio e hanno poco tempo per seguire una chat, senza poterla riascoltare in un secondo momento.
Sicurezza e privacy, inoltre, sembrano essere il punto debole di Clubhouse. Nel febbraio 2021 il Garante della privacy ha chiesto delucidazioni a Seft e Davidson circa il rispetto del GDPR all’interno della piattaforma. Preoccupazioni sono nate anche in sede europea e sono in molti a chiedersi se, nelle chat che non vengono registrate, possono annidarsi conversazioni che incitano alla violenza o che trattano temi illegali.

Clubhouse può essere utile alle aziende?

I primi esperimenti italiani di comunicazione su Clubhouse hanno mostrato aspetti interessanti. Come già accaduto per Linkedin e Twitter, il poter contare su un pubblico più selezionato è andato a favore di conversazioni di valore: come le rassegne stampa, curate da giornalisti esperti di un tema specifico o le conversazioni a cura di gallerie d’arte o di esperti di letteratura. Per chi lavora nella comunicazione e nel marketing, il canale può essere un’occasione formativa, oltre che un modo per entrare in contatto con colleghi, potenziali collaboratori e clienti.
Diverse sono poi le “stanze” legate all’intrattenimento e a temi come i film, le serie tv, lo sport. A queste condizioni, Clubhouse può entrare negli investimenti in social media management delle aziende? La risposta dipende dal pubblico che si desidera.

Non fidarsi delle mode ma impostare una strategia

Se Clubhouse è in declino, ha senso investire tempo e risorse in progetti di comunicazione sul canale? L’obiezione vale per gli enti e le aziende che puntano sul largo pubblico che, ad esempio, potrebbe essere raggiunto in modo migliore da campagne su Facebook o Instagram.
In verità, gli osservatori spesso percepiscono come fisiologiche le curve del consenso dei canali social. È forse ancora presto per sapere se Clubhouse resterà un’abitudine consolidata per alcune fasce di frequentatori, se cambierà nel tempo – come accade a molte reti sociali dopo la fase di esordio -, se vedrà un crescere di utilizzatori, data la possibilità di scaricare l’applicazione anche da Android. Delle altre forme di chat vocali in competizione con Clubhouse, per il momento solo Twitter Spaces sta guadagnando un discreto grado di visibilità.
L’impresa che voglia avvicinarsi a Clubhouse non deve farlo solo sull’onda di un trend, ma non deve neppure denigrarlo senza un’analisi preventiva. Oggi molti progetti di comunicazione e pubblicità non impegnano budget pluriennali: è possibile, ad esempio, iniziare con interventi mirati, sul breve e medio periodo e seguire via via gli sviluppi dell’applicazione.

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Claudia Silivestro

Claudia Silivestro