Google News Lab: parliamo con Clara Attene, ex teaching fellow in Italia

Il Google News Lab si occupa, all’interno di Google News Initiative, di collaborare con giornalisti e imprenditori per guidare l’innovazione nel campo delle notizie. Attivo in oltre 50 Paesi, il News Lab di Google presenta partnership e corsi di formazione, utilizzando il meglio della tecnologia per affrontare le sfide del giornalismo di oggi. Alcuni progetti del News Lab riguardano il miglioramento dell’attendibilità delle informazioni, l’inclusive journalism, la qualità delle notizie locali.

Il contributo di Clara Attene nella formazione dei giornalisti

Abbiamo incontrato Clara Attene, giornalista specializzata in data visualization che, durante il 2019, è stata selezionata da Google in qualità di teaching fellow per il Google News Lab in Italia, per cui aveva il compito di formare i giornalisti nell’uso di strumenti per la ricerca e la verifica di notizie e nella produzione di contenuti.

Clara lavora anche come tutor presso l’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino e collabora con il Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino. Collabora con Good Morning Italia, app che produce una rassegna stampa intelligente delle principali notizie del giorno. In passato, ha scritto per Il Sole 24 Ore e Il Venerdì di Repubblica.

 

Cosa significa essere un digital trainer?

“La mia idea, basata sull’esperienza fatta finora, è fare formazione sugli strumenti digitali a disposizione di giornalisti e comunicatori partendo dal «lato umano» che esiste anche nelle tecnologie. In primo luogo perché i software, così come i dispositivi, sono strumenti progettati secondo una logica umana: capire questa logica, nella misura in cui ci serve per padroneggiarne l’uso, rende questi strumenti potenzialmente accessibili a chiunque.

L’altro aspetto fondamentale lo riassumo con questa citazione, che ho trovato attribuita sia a Umberto Eco, sia ad Alan Turing: «I computer sono macchine stupide che hanno bisogno di persone intelligenti per funzionare». È molto importante che tutti noi, come utenti della tecnologia, coltiviamo la nostra consapevolezza su come funzionano questi strumenti, i loro pregi e difetti e regoliamo di conseguenza il nostro modo di usarli, invece di lasciare che siano loro, in qualche modo, ad «usare noi»”.

Raccontaci della tuo lavoro in Google.

“Ho lavorato per un anno, fino ad aprile 2020, come teaching fellow in Italia per il Google News Lab. La mia attività consisteva nel fare corsi ai giornalisti nelle redazioni, tramite quelli organizzati dagli Ordini dei Giornalisti, nelle scuole di giornalismo e all’interno di eventi di settore. L’oggetto erano gli strumenti di Google utili per fare data journalism, costruire mappe, raccogliere dati sull’ambiente e fare attività di verifica delle informazioni.

In tutto ho incontrato oltre 2,500 colleghi in tutta Italia e negli ultimi due mesi, durante la quarantena, ho lavorato online facendo corsi in diretta su Youtube e via Google Meet.

Nell’insieme la considero un’esperienza intensissima e bellissima sul piano del contenuto per tutte le cose che ho avuto modo di imparare e sperimentare e sul piano umano perché ho lavorato con un team internazionale – i teaching fellow sono sparsi in alcune decine di Paesi nel mondo, dagli Usa all’Australia, passando per Europa, India e Giappone – ma estremamente coeso e aperto alla collaborazione e alla contaminazione reciproca”.

Dal tuo punto di vista, in che modo la pandemia ha cambiato l’esperienza e il rapporto degli utenti con il mondo dell’informazione online?

“Premetto che parlo fondamentalmente partendo da percezioni personali e non da dati oggettivi, però uno degli aspetti che ho colto da più parti è una sensazione di confusione e, talvolta, anche un po’ di stanchezza per il bombardamento di notizie, alle volte in contrasto l’una con l’altra, che non aiutavano a farsi un’idea e a definire, di conseguenza, quale sarebbe potuta essere la condotta personale più appropriata in un momento inedito e psicologicamente difficile per tutti.

Credo sarebbe utile, anche per gestire il flusso di informazioni che riceviamo su un qualsiasi argomento al di là della pandemia, abituarci a selezionare ognuno la propria dose corretta, in termini quantitativi e qualitativi, di informazione quotidiana. Da questo punto di vista, non temo il rischio di «perdermi qualcosa»: oltre al fatto che possiamo attingere con relativa facilità a diversi media, alla peggio, Internet è comunque parecchio ridondante”. 

Quali sono i criteri per stabilire la priorità di una notizia?

“L’ordine delle notizie non è mai predefinito: si valuta giorno per giorno e può essere anche modificato più volte nel corso del lavoro per pubblicare quel briefing. Il concetto chiave per definire la priorità è ragionare su quale impatto avrà o potrà avere in futuro la notizia in questione.

Cerchiamo di privilegiare le fonti più vicine a dove accade un fatto, per cui ha senso usare giornali esteri e locali, privilegiando quelli che danno la notizia per primi o comunque nel modo più completo”.

Secondo te, quanto la forma influisce sul livello di coinvolgimento da parte dei lettori?

Credo sia fondamentale. Senza scomodare intere biblioteche sulla user experience, intesa nel senso più ampio e non solo informatico del termine, penso si possa e si debba ragionare in termini di design anche quando si scrive. Un testo, un podcast, un film, un sito, un percorso in un parco o uno svincolo autostradale sono tutte esperienze e il modo in cui le progettiamo suscita reazioni cognitive ed emotive in chi ne usufruisce. In questo senso, il «lato umano» compare sempre!”.

Social network e informazione: quali sono le best practices?

“Per cominciare, imparare sempre a capire come funzionano per capire quali margini di movimento abbiamo al loro interno e se ci piacciono oppure no.

Leggere con attenzione, soprattutto quello che c’è dentro ai link pubblicati, più che i commenti con cui questi vengono accompagnati.

Ricordarci, se qualcosa non ci convince, che possiamo uscire dal social network e fare qualche ricerca in Rete per approfondire.

Prima di commentare un contenuto o condividerlo, oltre alle due attività precedenti, chiedersi se è utile farlo. Se sì, curare sempre le parole e il tono perché siano chiari e rispettosi sia perché siamo in un luogo pubblico, sia perché Internet sembra «volatile», ma ha una memoria micidiale”.

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Azzurra Scattarella

Azzurra Scattarella

Project ManagerComunicatrice tout-court, mi occupo soprattutto di social media e copywriting. Blogger per vocazione, adoro qualsiasi cosa mi permetta di viaggiare, anche solo leggendo, ma resto sempre ben ancorata alle alle mie radici profondamente mediterranee.