Il galateo dell’intervista: consigli per giornalisti in erba

È considerata un genere semplice, che si può affrontare senza troppa preparazione, impostando le domande all’ultimo minuto e contando sulla propria capacità di improvvisare. Anche nei manuali di giornalismo, all’intervista si dedicano quasi sempre poche pagine che, spesso, citano una battuta ironica di Leo Longanesi: “L’intervista è un articolo rubato”.

Si tratta, soltanto in apparenza, di un pezzo fatto da un’altra persona, l’intervistato, di cui si riportano le dichiarazioni così come vengono pronunciate. In realtà, l’intervista è una forma di comunicazione particolarmente tecnica, “il caso più limpido in cui la notizia è ciò che ne fa il giornalista” (Papuzzi, 1996).

Il fattore umano

Le regole da seguire non ne garantiscono il successo, perché entrano in gioco elementi che la indirizzano verso i binari dell’originalità, della prevedibilità o addirittura della noia. L’intervista è un “mestiere” che si impara con l’esperienza, anche per questo è sconsigliata ai principianti.

Paul McLoughlin, voce simbolo della CBC, la radio di stato canadese, definisce l’intervista “un’arte, una complicata disciplina che fonde preparazione e spontaneità in un cocktail forte e talvolta pericoloso. Come ogni attività, si può praticare a diversi livelli, a seconda del talento innato, del duro lavoro e della creatività di chi la esercita”. 

L’intervista svela pregi e difetti del giornalista, sia quando è trasmessa in televisione o via etere, sia quando è pubblicata sulla carta. Le difficoltà sono evidenti quando l’intervistato è un uomo di potere, perché alcuni giornalisti assumono un atteggiamento subalterno, se non untuoso. Allo stesso tempo, quando un intervistato è un soggetto debole, gli stessi giornalisti brillano per un eccesso di aggressività.

In TV si scade nel ridicolo con i saluti e le effusioni che vengono scambiati – all’inizio e alla fine dell’incontro – fra l’intervistatore e l’intervistato, oppure con il “tu” che viene dato all’ospite per esibire una certa familiarità. Il ruolo di mediatore tra pubblico e personaggio è delicato, l’intervista dovrebbe essere un momento di verità, per cui equilibrio e rispetto dell’etica professionale sono d’obbligo per un giornalista competente.

Le regole

Come deve essere condotta, dunque, una buona intervista?

Gentilezza

L’intervista viene concessa, pertanto si chiede con garbo. Nessuno è tenuto a rilasciare dichiarazioni. Bisogna cercare di ottenere un appuntamento e non arrabbiarsi se l’attesa del personaggio è lunga e stancante. Quando le distanze sono notevoli, si può fare un’intervista telefonica, via mail o Skype.

Rispetto dei ruoli

Gli intervistati parlano di ciò che sanno. È scorretto mettere in imbarazzo la persona che ha concesso l’intervista, affrontando argomenti che esulano la sua competenza. È altrettanto scorretto che il giornalista metta in luce la propria cultura, rivolgendo domande parafilosofiche, che non interessano il lettore.

Empatia, non confidenza

Occorre dare del “lei”. Soltanto intervistando un collega, si può dare del “tu”. In tutti gli altri casi, anche se si è amici dell’intervistato, si dovrebbe usare il “lei”. L’intervista non è e non deve apparire un colloquio tra intimi, ma uno spazio di approfondimento condotto a nome dell’opinione pubblica.

Sobrietà

Il giornalista non deve apparire. Le domande non possono mai cominciare con “io”, ma neppure con “noi”. È preferibile un quesito secco, che non sovrasti l’intervistato.

Cappello sì o no?

Il cappello non è sempre necessario. Se si decide di inserirlo per presentare il personaggio o per introdurre il tema, è bene rispettare la regola della brevità, che non significa superficialità. Se il cappello è ben scritto, permetterà al lettore di non sorbirsi l’intero testo, ma spiluccare a piccoli pezzi, senza bisogno di scorrerla nella sua interezza per comprenderla.

Diritti dell’intervistato

Il protagonista della conversazione può chiedere che, prima della pubblicazione, gli siano rilette domande e risposte; l’intervistato può dare chiarimenti al giornalista in confidenza, che non devono essere pubblicati. Sono quei discorsi definiti “off the record” e sui quali, secondo il giornalismo anglosassone, il segreto è rispettato nel solo caso di un annuncio preventivo. Se invece l’intervistato si pente a posteriori e dichiara di non voler vedere pubblicato un passo delle sue dichiarazioni, il giornalista ha il diritto di rifiutare.

Le interviste che hanno fatto la storia

Sono passati 100 anni dalla nascita di Enzo Biagi, che è stato uno dei padri dell’intervista all’italiana e che ha dialogato con politici di tutto il mondo – come Margharet Thatcher, Gheddafi, Gorbaciov – con artisti, finendo con personalità influenti della società e della spiritualità, come il Dalai Lama, Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta. Come Biagi, Oriana Fallaci, Sergio Zavoli, Gianni Minoli sono stati esempi di intervistatori passati alla storia per carisma ed equilibrio. Sicuramente i consigli che abbiamo espresso non bastano per arrivare a questo livello, ma rappresentano il primo gradino per evitare cadute di stile, se non la violazione delle norme deontologiche.

Sergio Zavoli nell’illustrazione di Antonella Martino

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Diletta Bufo

Diletta Bufo

Laureata magistrale in Comunicazione alla IULM di Milano, svolgo attività di ricerca sociale presso l'Osservatorio sui Social Media, diretto da Guido Di Fraia. Lavoro all'Eco della Stampa.