Idee e strumenti per fare giornalismo su Instagram

Post, stories, IGTV, hashtag, geotag e, soprattutto, come far sì che queste opzioni abbiano un senso nel costruire un racconto giornalistico digitale e coerente. Anche su Instagram.

Dopo esserci domandati quale sia, in fondo, il senso per un giornalista di presidiare anche questo canale di comunicazione, quest’oggi ci occupiamo di cosa pubblicare e come. Una piccola guida per utilizzare al meglio Instagram per il giornalismo.

Instagram e giornalismo: storie sempre più visual

È stato Facebook stesso, già alcuni anni fa, ad indicare ai media le potenzialità che Instagram offre per chi fa questo mestiere. Prima tra tutte, naturalmente, quella di proporre le storie che il giornalismo racconta con un impatto visivo molto maggiore rispetto a un giornale tradizionale, arrivando direttamente sullo smartphone degli utenti. Non dobbiamo dimenticare, infatti, quanto lo schermo del cellulare sia parte della quotidianità di persone di ogni età.

Durante il lockdown, inoltre, si stima sia aumentato il tempo che trascorriamo sui social. Inoltre, hanno preso piede nuove modalità di racconto e divulgazione – a partire dalle dirette – che prima venivano utilizzate solo in occasioni eccezionali. L’evoluzione svela nuove sfaccettature di un mezzo che consente di mescolare sapientemente informazione ed intrattenimento.

I consigli di Instagram per il giornalismo

Partiamo, dunque, dai consigli che Lila King, direttrice della sezione Global news & publisher partnerships di Instagram, ha rivolto ai giornalisti e operatori del settore durante un partecipato panel dell’International Journalism Festival. 

  1. Gli editori su Instagram hanno l’opportunità di lavorare su una community giovane, attiva e partecipativa; tre elementi che differenziano questo social dagli altri spazi tradizionali dell’informazione e che riassumono il vantaggio strategico di lavorarci.
  2. Le notizie e le storie pubblicate su questo social devono essere personali, collettive e attive, poiché la condivisione e il contatto sono fattori cruciali per farsi riconoscere e seguire dal pubblico.
  3. Costanza e flessibilità sono, invece, gli elementi chiave per potersi assicurare una crescita che è lenta – anche molto lenta – ma solo in questo modo può essere autentica. Detto in altre parole, è Instagram stesso a suggerire di immaginare contenuti che si possano adattare al mezzo e non un semplice repost di quanto condiviso altrove. 
  4. Dietro le quinte e autenticità, non solo notizie patinate. Instagram è un social che entra direttamente nelle vite e nelle case degli utenti, per questa ragione anche chi si occupa di giornalismo può “de-patinare” la propria attività mostrando anche la vita in redazione. Non è detto che non sia efficace, anzi!
  5. Instagram, infine, pone l’accento sulla sicurezza: suggerisce a giornali, giornalisti e semplici utenti di attivare l’autenticazione a due fattori e prestare sempre attenzione all’attività svolta sull’account.

Post per farsi ricordare

Passiamo ora al lato pratico. Come dicevamo in apertura, su Instagram possiamo pubblicare diversi tipi di contenuti:

  • post nel feed;
  • stories;
  • live;
  • IGTV.

Vediamo, uno per volta, qualche esempio e suggerimento per la pubblicazione. Partiamo dai post che possono essere fotografie in formato quadrato oppure landscape, video della durata massima di 1 minuto, un album in cui inserire sia fotografie, sia video. È possibile accompagnare il contenuto visual con una didascalia di lunghezza libera, senza molte opportunità di editing (si possono utilizzare principalmente emoticon e hashtag) e nessun link cliccabile.

Il mix tra l’immagine e la didascalia è, dunque, la notizia. Se fino a qualche tempo fa sembrava che la parte testuale dovesse essere necessariamente breve per far sì che il lettore non passasse oltre troppo velocemente, oggi è cresciuta la domanda di approfondimento anche su Instagram. Una didascalia più lunga, informativa e scritta può fare la differenza.

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As research from around the world piles up, it is becoming clearer which individuals are at high risk of developing severe covid-19 symptoms.⁠ ⁠ Mortality risks are particularly high for people who are obese, have diabetes, who have cancer or who have received a transplanted organ. Being a man is also risky. ⁠ ⁠ Being old is remains the biggest risk factor of all. ⁠ ⁠ People in their 60s are twice as likely to die of covid-19 than are those in their 50s. Care homes for the elderly and infirm have accounted for 40-80% of covid-19 deaths in nine rich countries.⁠ ⁠ New research carried out in Britain confirms that members of certain ethnic minorities are at risk. Even after accounting for differences in other illnesses and poverty, black people and those whose ancestors came from South Asia were 60-70% more likely to die from covid-19 than white Britons.⁠ ⁠ Focusing efforts on the most vulnerable groups would cut the covid-19 death toll considerably.⁠ ⁠ Illustration: @yifanwuart

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Le Stories per interagire con la community

I post rappresentano gli articoli, le inchieste o gli approfondimenti della testata, sono pensati per restare ed essere chiari e condivisibili. La stories, invece, scompaiono dopo 24 ore – tranne quelle salvate come contenuti in evidenza – e offrono numerose opzioni di engagement che variano con frequenza.

Qui è possibile, tramite brevi video, rivolgersi direttamente al lettore, porgli domande, proporre dei quiz, chiedere informazioni e molte altre opzioni. Per gli account che hanno superato i 10.000 follower, inoltre, si può inserire un link che rimanda direttamente al proprio sito. 

Proprio per la sua natura e le opzioni, lo strumento delle Stories è perfetto per pubblicare contenuti che raccontano il dietro le quinte, che anticipano una pubblicazione particolarmente interessante, o per testare l’interesse della community su un certo tema. Ad esempio, se stiamo lavorando ad un articolo sui migliori posti dove mangiare una piadina a Rimini, nei giorni precedenti possiamo utilizzare le stories per chiedere consiglio ai lettori/follower.

Un altro caso interessante è quello de Il Post che utilizza quotidianamente le stories, ma – pre pandemia – cambiava registro quando c’erano le sedute del Parlamento Europeo. I giornalisti che frequentavano le riunioni, infatti, alternavano video più istituzionali a foto scattate in sala stampa per accompagnare il lettore alla scoperta dell’istituzione europea in maniera estremamente naturale.

Le dirette per gli eventi straordinari (oppure per la pandemia)

Da manuale, le dirette su Facebook e su Instagram servono a raccontare live un evento particolarmente importante o straordinario. Questa idea è stata stravolta dal lockdown e dalla pandemia da Coronavirus di questi primi mesi del 2020. Le dirette sono diventate, infatti, nuovi spazi per dedicarsi ad un ampio approfondimento su una tematica specifica.

Da soli oppure in coppia, si può parlare per un’ora e, a conclusione, salvare tutto. L’ideale, in questo caso, è annunciare la diretta inserendo il countdown nelle stories il giorno prima – in maniera tale che i lettori interessati possano ricevere un promemoria della live – e aprire un box delle domande per raccogliere in anticipo alcuni spunti.

In questa fase, il modello della diretta si è rivelato molto efficace anche per realtà piccole. Certo, resta tutto da vedere cosa accadrà una volta che la maggior parte delle persone riprenderà una routine che somiglierà a quella di prima. Tuttavia, il lockdown ha permesso di esplorare questa opzione che potrebbe essere utile anche in futuro, magari con cadenza meno frequente.

IGTV per l’approfondimento e il reportage

igtv munchies

L’IGTV – o Instagram TV – nasce come la risposta di Instagram a YouTube. Permette di pubblicare video (sempre verticali) più lunghi che vengono condivisi anche nel feed e nelle stories. Nonostante il formato sembri adattarsi bene ad Instagram, questi video non sembrano ancora aver conquistato gli utenti che, spesso, non sanno nemmeno dove trovarli.

Per attirare l’attenzione, dunque, sembra essere necessario produrre contenuti di qualità e molto interessanti. Resta lo spazio ideale per l’approfondimento e per il reportage.  I video, in questo caso, possono essere preparati, curati, montati (e sottotitolati) per spiegare un tema o una notizia con più spazio. Ad esempio, Munchies Italia ha pubblicato qualche settimane fa un reportage con diverse interviste a ristoratori alle prese con la crisi e le difficoltà della riapertura. Era un contenuto ben fatto, su un tema caldo e dal ritmo incalzante. Risultato? Oltre 50.000 visualizzazioni, quando l’account della rivista ha in totale 62.000 follower e la media di visualizzazioni delle IG TV è attorno alle 10.000.

Instagram offre, come potevamo immaginare, tante opportunità al giornalismo. Certo, richiede impegno, tempo e risorse da dedicare. I risultati, però, saranno sorprendenti. Un esempio su tutti? @willmedia, il primo “giornale” online che nasce, cresce e informa solo su Instagram e, contemporaneamente, attira finanziamenti. Alla prossima!

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Angela Caporale

Angela Caporale

Giornalista, copy, press officer. Nella vita scrivo di ciò che vedo, di ciò che conosco e di ciò che mi appassiona: diritti, comunicazione, musica. D'indole curiosa, non sto mai ferma, almeno con la mente.