L’importanza del giornalismo scientifico contro le fake: parla Ennio Battista

Ad un mese e mezzo di distanza dalla prima rilevazione dell’Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società sulla percezione del Coronavirus, gli italiani continuano ad avere un’elevata fiducia nella scienza. Ma quasi la metà della popolazione è confusa di fronte alla grande mole di notizie diramate dai media. Il problema, secondo i risultati della ricerca, non sarebbero i giornalisti, bensì gli esperti che non sono abituati a comunicare.

Per capirne di più, abbiamo intervistato Ennio Battista, giornalista scientifico con esperienza trentennale nel settore dell’editoria. Battista ha diretto Vita&Salute, il primo magazine divulgativo di medicina in Italia; ha progettato collane di libri dedicati ad alimentazione naturale, benessere e psicologia. Ha ideato il blog delle antibufale nella medicina, attualmente ospitato nel sito del Fatto Quotidiano. Ha realizzato, inoltre, progetti di collaborazione editoriale con centri di ricerca, come l’Istituto nazionale dei tumori di Milano, per il Progetto Diana-5, diretto da Franco Berrino. Ha ideato la campagna di raccolta firme Zucchero giù! per la sensibilizzazione sui problemi dell’obesità infantile, con l’obiettivo di una forte riduzione del consumo di zuccheri e grassi nei prodotti da colazione.

Ennio Battista

Come è approdato al giornalismo scientifico?

“Dopo la laurea in sociologia delle comunicazioni di massa, nel 1990, con il professor Alberto Abruzzese, si è creata un’opportunità nella redazione del mensile Vita&Salute, a Firenze, dove vivo. Si tratta del primo periodico in Italia di medicina divulgativa – è nato nel 1952 – con una forte tradizione nella medicina preventiva. E’ collegato, anche, alla Loma Linda University, ateneo californiano specializzato in medicina della salute.

Da quell’incontro è iniziata la mia crescita giornalistica, con occasioni di formazione con giornalisti di esperienza nella cronaca – il compianto Andrea Mugnai di Paese Sera – e nel Venerdì di Repubblica. Mi sono occupato dapprima dei fenomeni legati allo stile di vita e ai temi consumeristici, fino ad abbracciare negli anni le questioni legate alla medicina preventiva, alimentazione vegetariana, dinamiche mente-corpo e medicine complementari. Di forte ispirazione la conoscenza del dottor Franco Berrino, epidemiologo di fama internazionale, cui offrii nel 2007 il ruolo di direttore scientifico del mensile. Ho diretto Vita&Salute dal 2000 fino al 2019 e oggi continuo a collaborare con la testata come Coordinatore Editoriale”.

Si dice che il giornalismo debba informare e non educare. Nel Suo settore, però, educare è la diretta conseguenza di una buona informazione. A chi si rivolge principalmente quando scrive? Pensa ad un pubblico esperto o al lettore medio?

“La nostra è una rivista di divulgazione medica, per cui ci rivolgiamo a lettori attenti, anche se non specialisti. Ciò non toglie che il tipo di informazione che elaboriamo sia il più possibile approfondita e scientifica, tanto è vero che abbiamo tra i nostri lettori diversi operatori sanitari, compresi i medici. Quasi tutti gli articoli hanno un risvolto concreto, legato alle buone pratiche di vita, come ci richiedono sempre i nostri abbonati”.

Durante l’emergenza Coronavirus, che non è finita, tutti si sono improvvisati esperti. Come si è dibattuto tra fake news, allarmismi e superficialità?

“Anche in questi casi, la regola aurea è la solita: affidarsi a fonti certe, sicure, anche se a volte tutto questo non è sufficiente; allora bisogna metterle a confronto e, se occorre, evidenziarne le eventuali contraddizioni, cercando una sintesi soddisfacente dal punto di vista della chiarezza dell’informazione”.

Sul blog del Fatto Quotidiano ha aperto una rubrica che si intitola “Le antibufale della medicina”. Come procede questa esperienza?

“È un interessante progetto nato circa un anno e mezzo fa da una mia idea, inizialmente partita nella versione cartacea di Vita&Salute e nel blog del nostro sito; questo perché, già alcuni anni fa, emergeva, con l’esplosione dei social, questa continua tendenza alla condivisione di post dai contenuti «alternativi» o «complottisti». E allora ho pensato di proporre la nostra esperienza al Fatto Quotidiano online, da cui sono emersi risultati molto lusinghieri in termini di visualizzazioni, commenti e traffico al blog. Inoltre, da questa collaborazione, siamo passati ora a curare una sezione, a livello sperimentale, dove pubblichiamo nella sezione attualità del Fatto online articoli di benessere naturale, alimentazione e altri contenuti legati al lifestyle”.

Tornando al Coronavirus, come mai le opinioni dei virologi sono spesso distanti una dall’altra? A chi deve credere il lettore?

“Credo che l’emergenza e la mancanza di conoscenze esaustive sul Coronavirus siano state le principali cause di alcune improvvide uscite anche di rinomati esperti; è anche, però, uno degli effetti collaterali della possibilità di accedere a piattaforme che diffondono facilmente informazioni e opinioni di chi si è già conquistato una visibilità mediatica di un certo peso, dando precedenza al protagonismo, piuttosto che alla sostanza dell’informazione.

Non è neanche da sottovalutare una dinamica, che è scorsa sottotraccia, di tipo politico, per cui certe dichiarazioni potevano essere usate a favore o contro il Governo. In più, non hanno aiutato le discrepanze sulle linee guida da seguire, i protocolli da applicare per la pandemia che, in alcuni casi, si contraddicevano. E neanche i numerosi comunicati degli uffici stampa dei centri di ricerche che informavano su farmaci o vaccini allo studio.

Che deve fare l’informazione? Dare spazio, come dicevo prima, alle fonti autorevoli, fare domande scomode per risaltare reticenze o contraddizioni, ricercare tra le stesse fonti coloro che con certe affermazioni possono anche presentare dimostrazioni che le avvalorano.

In definitiva, informare al tempo delle fake news e della pandemia rilancia ancora di più la figura dei professionisti dell’informazione, dei giornalisti che devono aiutare a fare sintesi corrette all’interno del marasma mediatico. Senza farsi prendere dalla tentazione del facile scoop o di scrivere quello che le persone spererebbero di leggere nei giornali, a dispetto della verità dei fatti”.

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Diletta Bufo

Diletta Bufo

Laureata magistrale in Comunicazione alla IULM di Milano, svolgo attività di ricerca sociale presso l'Osservatorio sui Social Media, diretto da Guido Di Fraia. Lavoro all'Eco della Stampa nel settore della produzione. Collaboro con "State of Mind", il giornale delle scienze psicologiche. Mi piace osservare, sono curiosa e adoro ascoltare le talk radio.