Viaggio, dunque sono: intervista a Maria Carniglia sul giornalismo turistico

In piena emergenza Coronavirus, tre professioniste hanno creato un blog che rilancia il brand Italia. Il nome, «Gatte Tricolore», evoca amicizia e passione per il Bel Paese. Nonostante la crisi c’è, dunque, chi progetta la ripartenza da un turismo etico, consapevole, alla portata di tutti, ma affidato ad esperti. Abbiamo incontrato Maria Carniglia che, da trent’anni, scrive su una delle testate di viaggio più autorevoli, Travel Quotidiano.

turismo

Come sei approdata al giornalismo turistico?

“Il giornalismo è una mia grande passione, ma sono approdata al settore turistico per una serie di coincidenze. Ero a Roma, venticinquenne appena sposata, e sono entrata in contatto con la testata Travel Quotidiano (eh si, nel 1991 e per diversi anni, era veramente un Quotidiano), che mi ha proposto di inviare notizie e pezzi dalla Liguria. Mi sono appassionata subito al settore. Scrivere per i giornali del «trade» non vuol dire solo viaggiare e vedere il meglio del mondo, ma significa anche stare a diretto contatto con i problemi degli operatori, intervistare chi lavora nel turismo”.

Quali sono le caratteristiche di questo genere?

“Il genere è molto stimolante, variegato e ricco di spunti. Chi lavora nel turismo ama profondamente il proprio mestiere: il tour operator o l’agente di viaggio che ha scelto di «creare» itinerari vuole garantire al cliente viaggiatore un’esperienza indimenticabile e fa di tutto per guidarlo nella scelta. Negli anni, tra crisi economiche ed eventi di vario tipo, il turismo si è trasformato. Anche il viaggiatore è cambiato, è più informato grazie ad Internet: se da una parte è indipendente e può pianificare da solo un weekend a Londra, dall’altra però va educato a capire che solo affidandosi ad un professionista serio potrà viaggiare in tutta sicurezza. Il giornalista che si occupa di turismo ha il compito di descrivere le bellezze di una destinazione, di focalizzare l’attenzione del pubblico sugli angoli più affascinanti del mondo, ma è anche un professionista specializzato che deve fornire le notizie e un momento di confronto a chi si occupa tutti i giorni di turismo, una filiera complessa che coinvolge diversi attori”.

Come è nata l’idea di aprire un blog dedicato al turismo in Italia?

“Il blog «Gatte Tricolore» nasce proprio nei giorni del Covid-19, dall’idea di tre amiche: oltre a me, Mireille Duchamp e Paola Tonelli, tre viaggiatrici appassionate e profondamente convinte del valore del turismo per il nostro Paese. Il nostro obiettivo è lanciare un messaggio: salvaguardare il territorio attraverso la professionalità di tutta la filiera, ma soprattutto attraverso l’amore per l’Italia.
Con Mireille e Paola, che hanno un tour operator e sono guide turistiche ed accompagnatrici, condividiamo la necessità di «educare» ad un turismo responsabile, a viaggiare in tutta sicurezza alla scoperta del nostro Paese”.

E’ nato il manifesto dei giornalisti di viaggio per chiedere al Governo sostegno all’editoria turistica. Che cosa ne pensi?

“I giornalisti della stampa turistica chiedono che, in questo drammatico momento, l’informazione giornalistica di viaggio prosegua: ora più che mai è importante aiutare la stampa, che è in grado di supportare, con notizie precise, i player nazionali nel rilancio del turismo. Il giornalismo turistico è in crisi da tempo, ma sembra che l’emergenza da Covid-19 abbia contratto il lavoro del 50% per il 74% dei giornalisti. Sono d’accordo nel far sentire la nostra voce e chiedere al Governo un sostegno economico per l’editoria turistica, oltre che lo studio di una campagna internazionale di promozione e marketing, per il rilancio dell’immagine e del brand Italia”.

Come vedi la ripartenza dopo il Coronavirus? Che ruolo giocano i media nella ripresa del turismo?

“La ripartenza dopo il Covid-19 sarà molto lenta. Attualmente è stato fatto veramente poco per il turismo, come se non ci fosse coscienza del fatto che rappresenti il 13% del PIL italiano. Le filiere turistiche si intrecciano tra loro (ricettività, trasporti, personale in accompagnamento); tutti devono essere messi in sicurezza tramite protocolli specifici che indichino i percorsi da seguire per ricominciare. Le professionalità si perdono se non vengono sostenute: l’Italia è fatta di piccole aziende (anche le figure turistiche) e se non saranno sostenute avranno tante difficoltà. Le imprese devono essere aiutate a salvarsi, perché sono fatte di personale competente che presidia il territorio.
Il ruolo dei media è fondamentale: devono evidenziare l’importanza del turismo e della professionalità. E’ necessario educare il lettore a cosa cercare sul territorio per fare una buona vacanza (puntare sulla legalità sarà sinonimo di sicurezza). I giornalisti devono evidenziare che il turismo sicuro è quello che garantisce i turisti, e per lo Stato un turismo fatto da professionisti sarà un turismo di qualità che darà garanzie allo Stato stesso”.

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Diletta Bufo

Diletta Bufo

Laureata magistrale in Comunicazione alla IULM di Milano, svolgo attività di ricerca sociale presso l'Osservatorio sui Social Media, diretto da Guido Di Fraia. Lavoro all'Eco della Stampa.